Covid19, Crisi dell’UE e follia dei governi nazionali

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by Mauro Casarotto |

La fantascienza, soprattutto quella classica, ovvero con forti basi scientifiche e filosofiche non quella di matrice puramente spettacolare con happy end assicurato ‘hollywoodiana’, ha già esplorato i vari possibili futuri assai più in profondità di ‘discipline forti’ e più tradizionali come l’economia e la politica. Cosa sia una pandemia nell’era della tecnica e dell’interconnessione e come si conformino gli stati, tentando, mano a mano che l’infezione si diffonde, di avvicinarsi sempre di più al modello distopico Orwell 1984, siamo sinceri, non ci sorprende. Lo avevamo già letto nei libri, visto nei film, e peraltro la fantascienza già ci ha avvertito con largo anticipo di ulteriori tipi di catastrofi come quelle nucleari e quelle ambientali.

Che, attraverso la science-fiction, la nostra coscienza collettiva abbia già ‘familiarizzato’ con le condizioni che si vanno oggi imponendo con il Covid19 non ci deve però illudere. Il sistema economico e politico globale è insufficientemente preparato e, alla prova dei fatti, fragilissimo. Come del resto tutta la biosfera sopra la quale le nostre piccole grandi vicende si svolgono, aggredita dalla tecnica e dalle attività umane e congestionata dalla sovrappopolazione.

È bastata una ‘scatoletta’ contenente un po’ di materiale generico, circa cento volte più piccola di un singolo globulo rosso – il virus – per mettere in ginocchio il tessuto economico globale e le società di decine di paesi, compresi i più ricchi e potenti.

C’è da domandarsi cosa sarebbe successo se, anziché il Coronavirus con una mortalità già elevata ma comunque del 3-4-5% e concentrata sopratutto nella popolazione anziana, fosse apparso un nuovo vaiolo. Quel vaiolo che produceva una mortalità generale del 30-35% (e dell’80% nei bambini!) e non meno di 300 milioni di decessi nel XX secolo, prima della sua eradicazione avvenuta alla fine degli anni Settanta. Estinto dal vaccino, cari amici no-vax, non dalla provvidenza.

Fra le vittime del Covid19 è da annoverare il già molto debole sistema politico europeo. La mancata adozione sistematica e contemporanea delle medesime misure per il contenimento e la gestione della pandemia, e tutti i maggiori rischi e danni che questo comporta e comporterà nelle prossime settimane e mesi, rivela sempre più la sofferenza del sistema intergovernativo dell’Unione Europea, la sua inadeguatezza ad affrontare le sfide dell’era della tecnica e le emergenze globali.

La recente ‘gaffe’ di Cristine Lagarde ”non siamo qui per accorciare gli spread, non è questa la funzione né la missione della BCE” oltre che cristallizzare l’impotenza di un sistema sempre più prossimo alla fine del suo ciclo vitale, dimostra il crescente distacco e incapacità di comunicare tra l’establishment e i cittadini europei. Ovviamente questo è carburante gratuito che ha subito alimentato e continuerà ad alimentare il rinascimento che i nazionalismi e i fascismi stanno vivendo.

Il metodo intergovernativo è la causa del dominio, nel sistema della UE, dei governi nazionali, i cui leader, riuniti all’interno del Consiglio – tristemente divenuto luogo delle indecenti battaglie basate su egoismi, ricatti e veti incrociati – fungono di fatto da decisori finali. Dovendo ogni volta trovare un accordo che valga per tutti, nel migliore dei casi i leader nazionali producono accordi al ribasso che quasi mai corrispondono all’interesse comune di tutti i cittadini dell’Unione. E non può che essere così dato che il compito dei leader nazionali non è quello di occuparsi dell’interesse comune di tutti gli stati membri ma dell’interesse esclusivo del loro proprio stato, dal quale ricevono il proprio mandato politico ed elettorale.

La Commissione non è che un simulacro di governo i cui membri sono di fatto nominati, ancora una volta, dai leader dei governi non sulla base della competenza / preparazione dei singoli commissari, che dovrebbero essere l’equivalente dei ministri, ma secondo la logica della parcellizzazione e suddivisione delle deleghe tra tutti i 27 paesi. Il Parlamento Europeo (per giunta sprovvisto di autonoma capacità di iniziativa legislativa!) non è dotato che di accenni dei poteri che sarebbero necessari per fungere da contrappeso alle decisioni prese, di fatto, dai capi dei governi nazionali.

Ed è per questo che, nel caso della pandemia Covid19, non abbiamo avuto un governo europeo dell’emergenza, ed è esattamente per questo che non lo avremo mai in nessuna futura crisi come questa, o più grave di questa, e quindi non per la lotta ai mutamenti climatici e per la salvezza della biosfera, né per le crisi migratorie, né per la politica estera e di difesa. Nell’Unione Europea intergovernativa ogni singolo stato, ogni singolo governo tende a pensare per se, guardando con diffidenza agli altri.

La politica però avrebbe un asso nella manica che, nel caso dell’Europa unita, non è stato ancora giocato: il sistema federale. Gli Stati Uniti d’America, qualunque sia il presidente in carica, qualunque sia la maggioranza nei due rami del parlamento (va ricordato che negli USA, correttamente, un ramo del parlamento – il Senato – rappresenta in maniera paritaria gli stati e l’altro – la Camera – rappresenta i cittadini su base proporzionale), esiste la capacità di intervenire immediatamente e direttamente con l’introduzione di norme vincolanti allo stesso modo per tutti gli stati federati e i cittadini e di stanziare tempestivamente budget anche imponenti per le calamità e le crisi (comprese quelle economiche, come avvenne nel 2006-2008).

Perché? Perché gli Stati Uniti, come la Svizzera, come il Canada e come altri paesi nel mondo, sono una federazione, con una Costituzione, con un’unica moneta, con un forte budget federale pari a circa il 20% del PIL, mentre quello dell’Unione Europea è appena all’1% e perfino oggetto di  accanimento dei governi nazionali, che lottano per strappare uno 0,1 % in più o in meno.

Sebbene accomunati dall’atteggiamento cieco e irresponsabile, infatti, il Presidente Trump e i premier di parecchi paesi europei che ripetevano ‘a noi non succederà come la Cina e l’Italia’, sono de facto divisi dalla sproporzione che i due sistemi politici, quello USA e quello europeo, hanno in termini di capacità di azione politica, e quindi di coesione sociale ed economica.

Questo non significa, si badi, che l’Europa debba prendere esempio dagli Stati Uniti d’America in tutti i settori, in primis quello della sanità che esclude o comunque penalizza una larghissima fascia delle popolazione (falla del sistema americano che peserà sull’emergenza Covid19) o nel campo del controllo delle armi, dell’uso dell’energia, etc.

Prendere esempio da una ‘best practice’, tuttavia, come il federalismo è stato nel caso americano, è un atto di saggezza. Ed ancora più saggio è introdurre le dovute personalizzazioni e rielaborazioni al sistema che si sta adottando, al fine di adattare al meglio il sistema federale alla realtà specifica europea.

Sebbene sicuramente in maniera meno efficiente, anche le organizzazioni intergovernative come l’Unione Europea potrebbero essere efficienti nella gestione delle emergenze, ammesso che valesse tra gli stati membri un forte vincolo di solidarietà. Abbiamo però assistito, negli ultimi anni, al fenomeno opposto, ovvero al riemergere dei nazionalismi sempre più aggressivi, alimentati dalla debolezza dell’UE intergovernativa che sta divenendo, in buona parte della propaganda politica, capro espiatorio di tutti i mali, con evidente danneggiamento del favore dei cittadini europei verso la costruzione di un’Europa più unita ed efficiente.

Il dirompente evento di Brexit. in questo senso, è da intendersi come sintomo, non già come causa del declino, come ho scritto nel mio recente articolo ”Il trauma di Brexit e L’Europa prigioniera fra opposti conservatorismi”.

Come in ogni applicazione pratica, non esistono federazioni perfette e il sistema federale non può risolvere tutti i problemi. Esso è tuttavia in grado di innescare molti effetti positivi, tra cui:

  • assicurare la pace nel continente, disinnescando i nazionalismi e i terribili conflitti che essi hanno generato e possono ricominciare a generare;
  • rendere i sempre più piccoli paesi europei un grande potenza che possa dialogare alla pari con USA, Cina, Russia e le altre potenze emergenti;
  • affrontare in maniera forte e coordinata crisi, emergenze e problemi globali, anche in collaborazione, a questo punto paritaria, con le altre maggiori potenze;
  • godere di un sistema di diplomazia internazionale, di difesa e di intelligence comune;
  • assicurare agli stati membri la propria sovranità, il mantenimento delle proprie peculiari istituzioni, tradizioni, lingue, sistemi economici e sociali come avviene in federazioni estese (USA, Canada) e in federazioni piccole (Svizzera, Austria), evitando quindi l’assimilazione dall’altro verso il basso e l’effetto super-stato centralizzato.

La science-fiction è ricca di esempi di federazioni che, nel futuro, uniscono non solo un continente ma tutta l’umanità, preservando le caratteristiche e le specificità dei singoli popoli e dei singoli territori. La nostra capacità di immaginazione da tempo ci mostra, oltre ai rischi insiti nella modernità, anche le possibili soluzioni. Soluzioni che, nel caso del federalismo, sono già state avanzate dai filosofi (per ironia della sorte europei!) come Kant, Rousseau, Montesquieu, Althusius, Locke per citare quelli ai quali gli americani si sono più ispirati per la redazione della loro costituzione federale nel 1787-89.

Il Covid19 può quindi essere il campanello che indica l’ultimo giro di stadio per questa debole Europa intergovernativa oppure la crisi / opportunità per innescare il cambiamento. Che l’immaginazione torni al potere, che si smetta di piangere su quello che l’Europa così come è costruita oggi non può fare e si avvii al più presto la costruzione di un sistema federale che sostituisca l’attuale metodo intergovernativo. Il know how già c’è, occorre solo prendere la decisione politica di applicarlo.

Purtroppo i nostri leader politici, ormai da tempo, vagano, folli, drogati dall’interesse nazionale e dai sondaggi elettorali e influenzati da quell’opinione pubblica che è sempre più arrabbiata ed ostile, lasciata senza una valida opzione politica, quale invece certamente è quella del federalismo europeo. È ora il tempo in cui sia la base, i cittadini, i movimenti, le associazioni a farsi carico di questa istanza di cambiamento e forzare lo stallo indotto dai loro governi e dai limiti insiti nel sistema intergovernativo. Europei, convergiamo finalmente verso un unico scopo nel nome dell’interesse comune!

 

Mauro Casarotto

Questo articolo ha un commento

  1. Guido

    Trovo sorprendente che l’unica soluzione intravista dai governanti sia finanziaria “throwing money at the problem” anziché sistemica cioè di riforma istituzionale. Tanto più che il buttare soldi dagli elicotteri, oltre a gravare di un debito insopportabike le generazioni future, se vi fosse una crisi di fiducia nelle monete, ed in primis nel dollaro, potrebbe clamorosamente deflagrare con effetti planetari dirompenti. Alla faccia di Trump e di chi vorrebbe far partiree rotative dell’Euro.

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